Nella scelta del tasso ideale per correggere i propri mutui, valutando opzioni di surroga/rinegoziazione/sostituzione, si inserisce anche il tasso misto, che consente di passare da fisso a variabile, o viceversa, nel corso del piano di ammortamento. Premesso che anche il mutuatario risponde a un profilo di rischio al pari di un investitore finanziario, chi non vuol rischiare si orienta verso una soluzione a tasso fisso, chi vuole osare un po' di più preferisce il tasso misto. C'è chi, invece, non ha dubbi sulla scelta del tasso variabile compensando l'incertezza sulla volatilità dei tassi con una più pronunciata attitudine al rischio. Perché il rischio c'è, ovviamente, ma si tratta di un rischio ben calcolato. In un momento economico instabile come quello attuale è più prudente calcolare bene quanto convengano il misto e cap. Qualcuno può porsi un quesito come, ad esempio, "perché non stipulare un misto (con partenza con il variabile e switch successivo al fisso) oppure un variabile con cap?" Si cerca di dare una risposta a questa domanda legittima: il mutuo a tasso misto, così come il mutuo variabile con cap al pari di tutti gli altri mutui con delle opzioni, è più caro, in termini di spread, rispetto ai mutui privi di opzioni (variabile semplice e fisso standard). In media, i mutui con opzione costano dai 40 ai 50 punti base in più che, tradotti in interessi finali spalmati su un piano di ammortamento di 25 anni, corrispondono a un versamento di 6-7mila euro in più. È un importo che non può essere trascurato nella valutazione di chi decide di adottare una filosofia di "mutuo-investimento" più "diplomatica", ricorrendo al misto.
Fonte: ilsole24ore
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